Autore
Catherine Crowe
Scrittrice britannica
- Nascita
- 20 settembre 1790, Borough Green
- Morte
- 14 giugno 1872, Folkestone
- Nazionalità
- Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
- Professione
- Scrittrice, traduttrice, romanziera e drammaturga
Vita e opere
Catherine Stevens, nota al pubblico come Catherine Crowe (Borough Green, 20 settembre 1790 – Folkestone, 14 giugno 1872), è stata una scrittrice britannica di romanzi gialli, libri per bambini e opere teatrali.
Biografia
Catherine Ann Crowe, il cui nome da nubile era Catherine Ann Stevens, nacque a Borough Green nel Kent ed ebbe un'istruzione domestica. Nel 1822 sposò un ufficiale dell'esercito, il tenente colonnello John Crowe (1783-1860), con il quale andò a vivere a Edimburgo. Dopo essersi separata dal marito nel 1838, prese parte a circoli letterari: ebbe molti amici scrittori tra i quali Francis Jeffrey, Thomas De Quincey, Harriet Martineau e W. M. Thackeray.
Dopo il 1852 visse perlopiù a Londra e all'estero. Verso la fine della sua vita iniziò a presentare sintomi di insanità mentale e fu per questo ricoverata. La sua produzione letteraria divenne meno consistente e la sua fortuna ebbe un declino. Nel 1871 si trasferì a Folkestone, dove morì l'anno seguente.
Produzione letteraria
Le due opere teatrali di Catherine Crowe trattano di argomenti storici, ma in esse si riscontrano anche le influenze di esperienze personali. Nel 1838 fu pubblicata in forma anonima la tragedia in versi intitolata Aristodemus, che descrive il fallimento come conseguenza delle esagerate emozioni umane dei protagonisti, il generale messeno Aristodemo e sua moglie Laodamia. Quest'opera non fu mai rappresentata, al contrario del melodramma del 1853, The Cruel Kindness, che narra dei tentativi di un dispotico duca di controllare la sua famiglia; quest'opera teatrale, ambientata nell'epoca del Rinascimento italiano, fu messa in scena nell'Haymarket Theatre per una breve stagione nel corso del 1853.
Testo: “Catherine Crowe”, da Wikipedia, l'enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Date e fatti: Wikidata.

