Emilio De Marchi (Milano, 31 luglio 1851 – Milano, 6 febbraio 1901) è stato uno scrittore, poeta e traduttore italiano.
Ritenuto fra i più importanti narratori del secondo Ottocento italiano, si concentra nelle sue opere nella descrizione dei contadini lombardi e della piccola borghesia milanese.
Biografia
Figlio di Giovanni e Caterina Perego, e con tre fratelli Attilio, Luigi ed Edoardo, famiglia di modeste condizioni e presto orfano di padre, riuscì a laurearsi in Lettere nel 1874 nell'allora Accademia scientifico-letteraria di Milano, poi divenuta l'Università degli Studi di Milano. Dell'accademia divenne in seguito segretario e libero docente di Stilistica.
Frequentò il mondo letterario milanese dominato in quel momento dalla Scapigliatura. Ebbe un ruolo attivo anche nelle istituzioni caritative cittadine, e un'eco di questa sua esperienza si riscontra anche nei suoi romanzi.
Volle tenersi lontano dalle esasperazioni naturalistiche e fedele agli insegnamenti di Manzoni, all'equilibrio e al rigore morale del realismo a cui era spinto anche dal suo credo cristiano, seppur cercando di esplorare gli aspetti più spirituali e talvolta metapsichici dell'interiorità umana.
Fondò la rivista La vita nuova, da cui si dimise alla fusione di questa con la rivista radicale Il preludio, poiché riteneva inconciliabili i due punti di vista.
Primi romanzi
Negli anni 1876-1877 si dedicò a scrivere i romanzi Tra gli stracci, Il signor dottorino e Due anime in un corpo, secondo l'uso del tempo pubblicati su periodici e quotidiani. Se da un lato si avverte l'influsso della Scapigliatura milanese, attratta dall'orrido e l'occulto, nell'affrontare contenuti come il tema del doppio, la metempsicosi, la possessione spiritica, la morale è quella borghese del Manzoni, dove rassegnazione e onestà pagano più di sovversione e violenza, il contrasto doloroso tra ricchi e poveri non autorizza la lotta di classe.