Otis Adelbert Kline (Chicago, 1º luglio 1891 – Branford, 24 ottobre 1946) è stato un cantautore e romanziere statunitense, attivo durante il periodo interbellico, oltre che studioso dilettante di culture dell'Asia e di lingua araba.
Gran parte delle sue opere fu pubblicata su Weird Tales, una fra le più famose riviste pulp.
Attività letteraria
Kline esordì come scrittore nel 1923 sulle pagine di Weird Tales, una neonata rivista di narrativa che inizialmente proponeva genericamente letteratura fantastica, e rimase una presenza assidua sulle sue pagine per tutti gli anni Trenta, durante i quali il direttore Farnsworth Wright impresse al magazine un'identità molto riconoscibile incentrata sul racconto dell'orrore e sulle storie di avventura esotica e sovrannaturale; parecchi contributi di Kline apparvero pure su Oriental Stories (poi rinominata The Magic Carpet Magazine), un'effimera rivista ancillare di Weird Tales che si specializzava sui racconti d'ambientazione orientale, e alcune di queste storie furano composte in collaborazione con Edgar Hoffmann Price, un altro autore cardine della scuderia di Wright.
Accanto ai suoi scritti macabri e arabeggianti, Kline compose anche la trilogia planetary romance di Grandon di Venere e la dilogia africana con protagonista Jan della Giungla, apparse sulla prestigiosa rivista Argosy e palesemente ispirate alle popolarissime saghe di Barsoom e diTarzan, create da Edgar Rice Burroughs su quella medesima testata; a tal proposito, la fanzine Science Fiction News diretta da Donald A. Wollheim (futuro curatore editoriale per Avon Books, Ace Books e DAW Books) affermò nel numero di Novembre 1936 che Burroughs fosse rimasto oltraggiato dalle imitazioni di Kline e avesse avviato la sua saga di Amtor espressamente per contrastare la concorrenza del rivale, al che Kline aveva pubblicato per ripicca la sua dilogia dello Spadaccino di Marte. Questa presunta faida veniva data per assodata dallo storiografo Sam Moskowitz ancora negli anni Sessanta, fino a che Richard A. Lupoff non la contestò in una sua biografia di Burroughs e Wollheim stesso ammise che si trattava solo di una bufala sensazionalistica.